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	<title>A Sue In The Castle Blog</title>
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	<description>A Blog from Kenya to the Sorrivoli Millenium Castle</description>
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		<title>Verso Casa</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2007 09:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ oramai tempo di fare le valigie, di ritornare a casa e cercare di riprendere la propria strada nel punto in cui la si era lasciata. L’impressione è quella di risalire su un treno che non si è mai fermato. Ripiombare su un treno in corsa con un bagaglio un po’, forse molto, molto più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=30&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ oramai tempo di fare le valigie, di ritornare a casa e cercare di riprendere la propria strada nel punto in cui la si era lasciata.<br />
L’impressione è quella di risalire su un treno che non si è mai fermato. Ripiombare su un treno in corsa con un bagaglio un po’, forse molto, molto più pesante, senza nemmeno essere sicura che quel treno, quello scorrere veloce e inesorabile, quello scorrere senza tempo, possa comprendere la pesantezza di quell’ingombrante bagaglio, e quindi rispettarlo, o meglio, saperlo cogliere.<br />
Torno a casa dopo tre mesi, poca cosa in verità, ma tre mesi di pensieri, sentimenti e sogni. Tre mesi in cui silenziosamente ho guardato, cercato di capire, senza giudicare. Tre mesi in cui ho tentato di sentirmi parte di questo modo di vivere. Una vita sulla strada, per la strada. Ed è forse questo il vero vivere, quella sensazione di movimento, quel mettere un piede dopo l’altro, proseguendo, camminando. E l’Africa cammina. Il Kenya, cammina.. ogni sera e ogni mattina tantissime persone riversate per la strada. Lattanti che rotolano tra i piselli sgranati o tra i manghi sulle bancarelle delle loro mamme, per terra, in strada. Volti che arrivano dalle campagne circostanti per raggiungere la strada. Camminando, muovendosi. E tutto questo camminare, mi insegna e mi da fiducia.</p>
<p>E durante il mio camminare di questi mesi, ho guardato e forse imparato. Mi sono rifugiata dentro colori ancora da scoprire. Ho camminato, e torno a casa forte di una consapevolezza: durante il mio muovermi tra la savana verdeggiante di Wamba, tra le capanne Samburo, Turkana e le case tipiche fatte di sterco e terra circondate da un recinto di bastoni piantati nel terreno, guardando i muran ballare, camminando per Korogocho, Kibera, Dandora, in giro per la manyatta di Nyahururu ho percepito con esattezza, la dignità. La dignità di questo vivere. Non la povertà. Siamo noi a renderli prima di tutto poveri. Siamo noi, veramente, siamo noi che in qualche modo tentiamo di privarli della loro dignità etichettandoli solo come poveri. Una povertà indiscutibile, ma non disperata. Siamo più poveri noi, più disperati noi, più desolati noi, pur non mancandoci nulla. Siamo noi i poveri. E di questo sono profondamente certa. La povertà supera anche la mancanza materiale, tal volta. Dignità. Torno a casa, avendo precisamente imparato cosa vuol dire dignità.</p>
<p>E tornando a casa mi mancherà molto questo bel sole. Mi mancherà salutare dicendo “hello!” per sentirmi rispondere “fine, thanks” (mmmm..).<br />
Mi mancherà il saluto cordiale, sorridente e rispettoso di Margaret e Jamal. Mi mancherà anche mettere piede in Latema Road e non essere più riconosciuta, salutata calorosamente e accompagnata sul matato per Kile. Mi mancherà anche la signora scortese e un pochino tristolina del banchetto della frutta e della verdura dove ogni giorno facevamo la spesa. Mi mancheranno i cereali del coniglio e il pane del banchetto dal sacchetto blu. Mi mancherà la confusione del matato dentro cui perdere i pensieri quotidiani, mi mancherà aver qualcosa da guardare, camminando. Mi mancherà questo modo confusionario e disordinato di vivere. Mi mancherà.. anche perdermi nella bellezza verdeggiante e deserta, tal volta, di questo paese. Mi mancherà questa città perché poi l’ho sentita casa. Mi mancheranno quei posti ai quali i primi giorni ci si aggrappava per capire dove ci si trovava, ma poi con il trascorrere del tempo vederli diventare familiari e vederli cambiare d’aspetto, fino a trovarli luoghi rassicuranti.<br />
A non mancarmi probabilmente i rapporti sottili e finti creati dentro casa. A rapporti umani la partita si conclude con un 2-2. Due belle scoperte sono stati Matteo e Giulio. Il primo ripartito prematuramente, ma che ho scoperto amico, molto più di quanto non fosse accaduto nei due anni di specialistica, tra una lezione e un caffè. E poi Giulio, per fortuna che c’era lui.. il mio vero compagno di viaggio. La mia spalla e anche un po’ i miei occhi e le mie orecchie. Il mio vero compagno di avventure. Un perfetto compagno di giochi.<br />
Mentre le altre due mi sono costate più fatiche che gioie. Quei rapporti e persone che a casa ignoreresti a piedi pari, ma che quando ci convivi per tre mesi, in qualche modo bisogna imparare a farci i conti, ma soprattutto bisogna insegnare a se stessi un modo, una chiave interpretativa per conviverci senza farsi venire un’ulcera. E io sinceramente non ci sono molto riuscita.<br />
E tornata da Wamba, ritrovata a Nairobi, che non è sempre esattamente premurosa, a dover passare gli ultimi cinque giorni con loro, e farsele bastare. E’ stato molto faticoso. Avrei avuto piuttosto bisogno di qualcuno con cui confrontarmi, e invece mi sono dovuta bastare e accontentarmi di vedere lo scorrere lento del tempo, e rivivermi tristemente e da sola i pensieri pre-ritorno, vedendo talvolta, tutto grigio, per giunta, tra l’altro. Gli ultimi giorni senza poi molto da fare, aspettando di tornare. Per fortuna che Korogocho c’è sempre ed è un perfetto luogo dove prendersi cura di sé….<br />
Gli ultimi giorni di un qualcosa che si è rivelato molto di più di quanto mi aspettassi.<br />
La realtà supera sempre l’immaginazione.<br />
E tutte le paure e le ansie che mi hanno accompagnato in Italia nei giorni prima della partenza si sono presto dissolte, lasciandomi vivere serenamente e intensamente, tutto, anche le mie fatiche.<br />
Ho la sensazione di aver vissuto nel modo migliore possibile, poi forse meglio si può sempre fare, però torno a casa consapevole di non essermi mai risparmiata. E questo è già qualcosa..<br />
Torno a casa con gli occhi più pieni di quando sono partita, e anche con il cuore più grande. Forse è questa la vera novità.</p>
<p>Torno a casa più pesante, e forse anche più leggera.. però torno a casa. Felice e triste.</p>
<p>Saluto, concludo qui i miei racconti.. con l’immagine di me che si dirige verso l’aeroporto, strada diventata casualmente molto familiare, con la testa piena di pensieri in movimento. Chissà se saprò raccoglierli tutti, e chissà quanto riuscirò veramente a farli miei, senza perderli. Chissà quanto sarò coraggiosa per rincorrere i miei sentimenti e i miei sogni.</p>
<p>Saluto, saluto questo paese con un profondo senso di gratitudine. E la forte sensazione che prima o poi.. ci tornerò, per finire di vedere quel che ho iniziato ora, per finire di capire ciò che ho intravisto ora…</p>
<p>Da mercoledì 19 mi ritrovate nella casetta dalle finestre verdi, in quel di Sorrivoli.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/30/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=30&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>A Wamba</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 09:59:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Carletta]]></category>
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		<description><![CDATA[A Wamba tutto scorre lento…a parte Suor Carletta, che nonostante le vacanze scolastiche non si ferma un istante, e saltella indaffarata da una parte all’altra con la sua biciclettina e la sua positività intrinseca. L’aria profuma di fiori di arancio, terra bagnata e di un fortissimo odoro di latte appena munto. A Wamba si sente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=29&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Wamba tutto scorre lento…a parte Suor Carletta, che nonostante le vacanze scolastiche non si ferma un istante, e saltella indaffarata da una parte all’altra con la sua biciclettina e la sua positività intrinseca. L’aria profuma di fiori di arancio, terra bagnata e di un fortissimo odoro di latte appena munto. A Wamba si sente quando la pioggia sta arrivando. Si percepisce distintamente il rumore dell’acqua che si avvicina veloce dalle montagne attorno, ricoperte di nuvole.<br />
A Wamba le giornate sono scandite da riti.<br />
Il rito del latte, che segna l’inizio della giornata e la fine. Il Signore delle mucche porta i secchi, il latte viene filtrato, fatto bollire, messo in recipienti e fatto raffreddare. Al mattino una signora dell’ospedale viene a prendere quello in eccesso per i malati e il restante viene conservato nei sacchetti e fatto surgelare per i tempi di magra. Io contribuisco travasando il latte, lavando imbuti, colini, contenitori, e portando il latte nel congelatore della cucina della scuola. Volevo tanto anche imparare a mungere, ma non piaccio alla mucca.<br />
Si pranza alle 12.30 e si cena alle 19.15. Apparecchiamo la tavola sempre nello stesso attento modo, in un susseguirsi di gesti quotidiani, sempre identici e rassicuranti. Dopo aver preparato il latte del pomeriggio, si mette a bollire il brodo per la minestrina serale di Carletta e l’acqua per poi preparare il chai per la guardia notturna, che alle sette e trenta arriva, prende chiavi, fucile e una teiera piena e bollente della tradizionale bevanda.<br />
Io potrei morire solo all’idea di bermi da sola tutto quel chai.<br />
Verso le cinque del pomeriggio apriamo i cani, e in loro compagnia si fa il giro a chiudere le varie porte e lucchetti in giro per la scuola, mentre incomincia il pellegrinaggio dei lavoratori che restituiscono le chiavi del locale dove avevano lavorato. Carletta prega e poi ceniamo. Con calma, chiacchierando e ridendo. E’ molto amorevole e attenta.<br />
Dopo cena laviamo i piatti e apparecchiamo la tavola per la colazione della mattina dopo. Andiamo dai cani, ai quali diamo una manciata di crocchette e qualche coccola, mentre nel frattempo si prepara il secchio per mettere a bagno gli strofinacci della cucina che la mattina dopo la ragazza delle pulizie laverà, e poi incomincia il rito della porta: un pellegrinare per casa con chiavi, lucchetti e serrature che vengono attentamente chiuse. C’è una chiave per qualsiasi cosa. Porte chiuse e luci accese. Un susseguirsi di riti identici. Carletta al mattino cucina per il pranzo e spesso anche per la sera per ottimizzare l’utilizzo del gas, qui si presta scrupolosa attenzione onde evitare sprechi. Quel che si può si recupera, e ci si ingegna per non far mancare mai nulla. Suor Carletta è una bravissima cuoca, e una ottima educatrice per le sue ragazze. Anche un’ottima padrona di casa. Una persona attenta e sorridente.. mi ha fatto sentire a casa. Mi sono sentita molto più a casa qui durante questa settimana, che durante questi tre mesi nel mio appartamento a Nairobi.<br />
 </p>
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		<title>Verso Wamba</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 09:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[Around Nairobi]]></category>
		<category><![CDATA[Janet]]></category>
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		<category><![CDATA[Wamba]]></category>

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		<description><![CDATA[Se il volo della Fly 540 con il quale abbiamo volato a Lamu rientrava nella categoria “Matato dei cieli”(cit.), il piccolo aereo con il quale sono arrivata a Wamba è proprio fuori genere. Eravamo in dieci, di cui due ignari bimbi. Diciamo che il panico è sopraggiunto pressoché subito, non appena mi sono seduta e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=28&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il volo della Fly 540 con il quale abbiamo volato a Lamu rientrava nella categoria “Matato dei cieli”(cit.), il piccolo aereo con il quale sono arrivata a Wamba è proprio fuori genere. Eravamo in dieci, di cui due ignari bimbi. Diciamo che il panico è sopraggiunto pressoché subito, non appena mi sono seduta e ho tentato di allacciarmi delle strane e complicate cinture di sicurezza. Al comando Janet, donna e africana. La parità dei sessi nella mia mente è arrivata tanto tempo fa e non è per niente in discussione. La preoccupazione sarebbe stata identica se il pilota fosse stato un uomo e bianco, anche perché magari non era altro di uno quei piloti di cui parla sempre Eleonora, cacciati dalle compagnie aeree europee per alcolismo o simili (Singh!). Nonostante questo, però, ebbene si, per un momento, un piccolissimo momento, un istante, ho avuto una esitazione traballante, ma non a torto, caspita, stavamo dondolando più che evidentemente sorvolando i tetti di lamiera delle baraccopoli di Nairobi!! Una debolezza, un’incertezza legata alla paura, uffi. Poi mi sono pentita e mi sono fidata pienamente di Janet. Malgrado la fiducia però il viaggio non è andato meglio. Dondolamenti continui, Janet che mandava il piccolo aereo prima su e poi giù, il muso del veicolo da una parte e la coda dall’altra..insomma panico e mal di mare!! Stavo malissimo.. continuavo a pensare che al ritorno me ne sarei ritornata a piedi. Anche essere derubati in matato era meglio di quella sofferenza, specie poi che il ritorno sarà ancora più lungo dovendo accompagnare una sister da qualche altra parte. Forse la preghiera collettiva prima della partenza mi doveva dire qualcosa.<br />
D’incantevole, Susan, la bimba di un anno e tre mesi seduta sulle gambe della sua mamma accanto a me. Un anno e tre mesi proprio come la piccola Gioia, prima della mia partenza. Gioia, di certo, le dava il giro per peso e altezza, Susan, dava di certo il giro a Gioia in fatto di dentini, che esibiva orgogliosa ogni volta che sorrideva, cioè praticamente sempre. Dolcemente, un certo punto si è addormentata tenendo nella sua manina nera il mio dito bianco.</p>
<p>Di bello e magico, come sempre il paesaggio. Quel paesaggio intenso e rigoglioso. Così lussureggiante da farti quasi non credere d’essere in Kenya. Così rigoglioso da non credere che da una natura tanto prospera possa derivare tanta povertà. Dall’alto, senza che fosse troppo alto si poteva vedere distintamente la natura sottostante. Verde e foresta. Verde attraversato da venature rossastre di terra. Casette e alberi. Colline e fiumi.<br />
Ad un tratto, il paesaggio che cambia volto. Non più alberi ma una distesa infinita e apparentemente inabitata. I colori dominanti si interscambiano, e a prendere il sopravvento il rosso, l’aridità e il verde solo a macchie. Wamba, attualmente, è una esatta combinazione. Normalmente posto arido e secco, in questa stagione fiorisce e incanta. Per poco, ma al momento ammalia.<br />
Atterrati su una striscia di terra battuta senza acacie, mi sono allontanata dall’aeroplano pronto a ripartire e ho visto provenire dalle capanne verso di me una folla di bimbi allegri e scalzi che correvano per vedere l’aereo. Probabilmente aspettano quel appuntamento settimanale proprio come una volta da noi si aspettava il passare del treno. E io circondata da loro a guardare quel decollo traballante. Poi una vecchia signora, con la changa al collo (infinite file di collane di perline colorate), avvolta da un ampio telo, si è diretta verso di me per stringermi la mano e darmi il benvenuto. Acacie e capanne. Africa. La mia africa. Un posto incantevole dove raccogliere i pensieri. Dove prendersi cura dei pensieri pre-partenza. Dove capire le emozioni di tre mesi vissuti intensamente. Dove far penetrare verso me stessa le mie fatiche e la mia tristezza.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/28/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=28&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alla Posta</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 07:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono delle battaglie, nella vita, che bisogna proprio vincere. Riuscire a ritirare alle poste di Nairobi un amato pacco proveniente dalla lontana Italia, è una di quelle sfide. Trionfare con quel meccanismo confuso e macchinoso è un po’ come vincere la lotteria. E io l’ho vinta. La posta, o meglio, l’ufficio postale dove si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=27&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono delle battaglie, nella vita, che bisogna proprio vincere. Riuscire a ritirare alle poste di Nairobi un amato pacco proveniente dalla lontana Italia, è una di quelle sfide. Trionfare con quel meccanismo confuso e macchinoso è un po’ come vincere la lotteria. E io l’ho vinta.<br />
La posta, o meglio, l’ufficio postale dove si ritirano i pacchi, non è lontano dal centro e quindi nemmeno dal mio ufficio. Si passa su una sopra elevata e alla tua destra si cominciano a notare molte stanzette tetre e cupe piene zeppe di cassette postali blu. Un incrocio complicato di corridoi poco illuminati dalle pareti marroncine, dove i numeri si perdono. Perché bisogna precisare che in Kenya non esistono i postini, poiché non esistono praticamente il nome delle vie, le lettere arrivano al tuo P.O.Box e tu le vai a ritirare. Io camminavo orgogliosa con il bigliettino giallo che mi era stato fatto trovare sulla mia scrivania, in ambasciata. Chiedo e mi dicono di scendere al piano di sotto. Scendo al piano di sotto e mi dicono di tornare indietro e di salite. Salgo e mi dicono di salire ancora. Cammino sorridendo fino ad entrare in uno stanzone ampissimo, anch’esso marroncino, dove al centro si trovava un grande bancone. Chiedo, e mi fanno affacciare in una finestrella dove una signora interessata al mio strano nome si districa tra pacchi e documenti. Le mostro il mio, scrive, mette timbri e mi fa fare un giro labirintico per aspettare il mio pacco. Il mio pacco arriva tra le mani stanche di una signora dai capelli intrecciati in maniera inquietante. Sto per abbracciarlo quando mi dice che devo fare la fila e far verificare il contenuto dai suoi colleghi, che in base a quello ti fanno pagare una tassa. Mi metto in fila e noto questa scena poco glorificante. Un omone dalla faccia simpatica con un taglierino apre i pacchi e la sua collega annoiata registra il contenuto. Ora, va bene tutto, ma perché uno deve mostrare quel prezioso contenuto, quella sorpresa inaspettata, quel pacco tanto atteso, davanti a degli sconosciuti? Vestitini di bimbi mandati da chi sa chi-da chi sa dove, inviti di nozze color crema con fiocchi di raso che come vengono scartati velocemente vengono altrettanto velocemente, ma attentamente, rincartati. Qui le sorprese sono così rare, così quando ti arriva una lettera, prima di aprirla la guardi, l&#8217;annusi, la scruti e aspetti di tornare a casa, sul tuo letto, con la tua musica, da sola, finalmente sola per un attimo, e la apri e sogni, leggi i pensieri di chi ti ha scritto ed è come se sentissi la sua voce, tanto è intenso quel raro momento. E io, il mio pacco, avrei voluto aprirlo in quel modo. E invece no, magia rovinata. Lacrimuccia che scende. Il contenuto colorato del mio pacco però ha divertito tutti!<br />
A questo punto, mentre nella stanza rimbombava il suono di timbri, mi restituiscono il biglietto e mi dicono di andare nel primo ufficio sulla sinistra. Io vado, ma non era quello ma il secondo. Salgo rapidamente gli scalini di legno ed entro in una stanza dove una donna davanti ad un pc mette un altro timbro. Torno indietro e mi rimandano nel ufficio da dove ero passata sbagliando. Il ragazzo mi dice cose da dietro ad una grata, credo fossero battute, che però non riesco a cogliere. Cambiato il biglietto torno in dietro per riavere il mio pacco. Ma invece no. Mi fanno andare da altre due persone a metà del lunghissimo desk, le quasi strappano una strisciolina di carta con il righello da un quaderno e ci scrivono il mio nome e ci mettono un timbro. Ripasso dal via, e mi fanno tornare dalla signora che all’inizio mi aveva consegnato il pacco, la quale scrive su un quadernone per l’ennesima volta il mio nome e il codice del pacco. A questo punto scongiurato lo spauracchio di dover andare in banca a pagare e ricominciare tutto dall’inizio, con in mano il mio pacco giallo poste italiane (che a questo punto ho largamente rivalutato), mi incammino in una risata quasi isterica, mentre continuavo a ripetere “ma come è possibile che sia così difficile ritirare un pacco!!”. Sicura di aver finalmente finito mi dirigo verso l’uscita quando mi sento richiamare. Mancava un timbro, ebbene si, un altro timbro.<br />
Rifaccio velocemente la strada al contrario, rassicurata dall’ultimo impiegato che mi aveva garantito la fine di questa machiavellica operazione. Mentiva. Uscendo dall’edificio c’era un ometto incaricato di ritirare il biglietto consegnato sopra, registrare il mio nome per la quarantacinquesima volta, tentare di pronunciare il mio nome senza, però, sufficienti risultati e darmi l’ultimo pezzettino di carta imbrattato di timbri.</p>
<p>Ora, mi sembra proprio di aver vinto una battaglia. La sensazione, fuori dall’ufficio postale, che una volta essere riusciti a fare questo, nella vita la strada diventa inevitabilmente in discesa.</p>
<p>Chissà cosa avrebbe detto Renato dei suoi colleghi postini….</p>
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		<title>Lamu</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 06:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[Around Nairobi]]></category>
		<category><![CDATA[Dhow]]></category>
		<category><![CDATA[Lamu]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ l’Africa continua a mostrarci i suoi innumerevoli volti… L’aeroporto di Lamu non è altro che una pista di atterraggio piena di buchi, una capanna con il tetto in paglia come sala di attesa, una grossa bilancia di metallo rossa, simile a quella usata da noi in campagna e un duty free dove un omino, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=25&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ l’Africa continua a mostrarci i suoi innumerevoli volti…</p>
<p>L’aeroporto di Lamu non è altro che una pista di atterraggio piena di buchi, una capanna con il tetto in paglia come sala di attesa, una grossa bilancia di metallo rossa, simile a quella usata da noi in campagna e un duty free dove un omino, e alcuni gattini, creano collanine di conchiglie di dubbio gusto. Lamu è un arcipelago di piccole isole. Si saltella da una all’altra a dorso di asini, talvolta a piedi, ma soprattutto trainati dal vento sui tradizionali Dhow. Non ci sono macchine.<br />
Pochi passi oltre l’aeroporto ad aspettarti non vi è, come in tutti gli aeroporti del mondo, una nuvola rumorosa di tassisti, bensì uno stormo di tranquilli barcaioli. Uno di questi ci ha portato verso Shela, l’isola che avevamo scelto per i nostri cinque giorni di pace, e la barchetta ci ha accompagnato con calma, trainata dal suo motore stanco, con l’aria tra i capelli, il caldo e l’umido sulla pelle e gli occhi stupiti dalla vista della città, con le casette alte, il mare, le persone, i pescatori. E una vita che prosegue anche se tu non hai la fortuna d’ incrociare e, se sei fortunata, di capire, almeno un poco.</p>
<p>I sentierini polverosi, la cordialità tipica delle realtà piccole e forse ancora di più delle realtà islamiche (Lamu è in prevalenza islamica), l’arietta piacevole tra le viuzze – beata architettura araba!- il profumo di cucina che si disperde tra i vicoli portatati in giro dal vento, le melodie di una qualche canzone anch’essa dai tratti arabi che ti raggiunge mentre cammini e ti fa compagnia. E poi arrivi al mare, dove le barche sono ormeggiate, e cammini verso una immensa spiaggia bianca, spaziosa, calma, silenziosa, pacifica. Una spiaggia bianca dove camminare, dove respirare, dove lasciar andare i pensieri, dove osservare, dove ascoltare solo il rumore del mare e delle onde, dove nuotare in un’acqua calda e trasparente, dove vedere il sole che tramonta e ti incanta. Dove rimanere stesi, immobili, per un’intera giornata ed essere disturbati solamente dalla vista di qualche pacchianeria firmata Italy, e magari da qualcuno che passeggia, magari se sei fortunato vedi anche un masai che cammina in contro al sole che tramonta o qualche donna velata che passeggia dove il mare ha lasciato il segno sulla sabbia.<br />
E io li ci sarei rimasta proprio per moltissimo altro tempo.<br />
Molto la sensazione di sentirsi calmi, calmi dentro. La libertà di poter camminare anche mentre il sole tramonta e addirittura anche quando il sole se n’è già andato, anche da soli, perché non ci sono pericoli, e vi assicuro che una sensazione impagabile dopo aver vissuto due mesi con un filo di paura costante, dopo aver vissuto due mesi con l’orologio in tasca per non correre il rischio<br />
di trovarsi per strada dopo le sei, dopo aver vissuto con un senso di insicurezza per numerosi giorni. E, invece, mentre cammini per Shela ci sei solo tu e quello che vedi che ti riempie la testa. Forse anche il pensiero di qualcuno, qualcuno che ami, che ti attraversa, ti attraversa dentro. Nient’altro che un’avvolgente percezione di serenità, pace e un profondo momento con se stessi.</p>
<p align="center"><img border="0" width="420" src="http://farm3.static.flickr.com/2112/2051864999_abcd6ea2a8.jpg?v=0" alt="Walking" height="281" /></p>
<p>Se poi, ci si vuole un po’ infastidire, giusto il modo da turisti in cui si è trattati. Quell’essere fermati e quella continua proposta di escursioni che fanno tutti. E ad essere proprio sinceri, mi viene da dire che fanno bene, in fondo, c’è chi ci vive, anche se io forse, ancora più sinceramente resto un po’ dispiaciuta, perché ho sempre quella presunzione che mi accompagna che mi fa credere di non essere una turista, che mi fa sentire forte del mio modo intenso e attento di guardare. Che mi fa essere convinta di saper camminare anche sulla punta dei piedi. Immancabile il ripetersi di quelle sei parole di italiano che sanno tutti.</p>
<p>Tornati a Nairobi, il contrasto è di certo notevole. Sto passando giorni di fastidio per tutto il rumore, la confusione, la capacità incondizionata di saper rendere tutto complicato, tipico di questa città. Questa città che a me, personalmente, ha sempre abbastanza cullato, in questi giorni mi sta proprio stretta. Forse anche Sorrivoli, dopo essere stati a Lamu, diventa ancora un po’ più strettina. Forse, come Giulio mi ha fatto notare, qualsiasi posto al mondo, risulta strettino dopo essere passiti per Lamu. Perché a Lamu c’era veramente lo spazio per sentirsi liberi.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/25/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=25&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alle sette e trenta del mattino</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 12:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle sette e mezza della mattina, sveglia praticamente da venti munuti, gia&#8217; mi ritrovo incazzata nera, ma veramente arrabbiatissima con Marta. Quella rabbia profonda che ti farebbe urlare fino a farti perdere la voce, quella rabbia che ti farebbe venire voglia di infamarla e prenderla a testate. Poi sali sul matato, e ti isoli, leggendo. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=23&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle sette e mezza della mattina, sveglia praticamente da venti munuti, gia&#8217; mi ritrovo incazzata nera, ma veramente arrabbiatissima con Marta. Quella rabbia profonda che ti farebbe urlare fino a farti perdere la voce, quella rabbia che ti farebbe venire voglia di infamarla e prenderla a testate. Poi sali sul matato, e ti isoli, leggendo. Capita talvolta..capita al punto che ritrovi la tranquillita&#8217; e la serenita&#8217;.<br />
A quel punto, mentre tentavo di concentrarmi su di me e non sulle fatiche della convivenza, un ragazzo kenyota mi ha chiesto gentilmente di fargli vedere il report che stavo leggendo, di un-habitat. In lui ho rivisto un po&#8217; me, me che ho studiato cose sullo sviluppo, me che cerco possibilita&#8217; e consigli. Me, curiosa e interessata. Me, volenterosa. E lui i consigli li ha chiesti a me, e io ben felice di darglieli gli ho scritto una mail con qualche indicazione. E gliel&#8217;ho mandata subito..e non una di quelle cose che aspetti e invece non arriva mai. Il malumore e&#8217; cosi&#8217; passato, grazie all&#8217;entusiasmo e delicatezza di una persona appena incontrata. Che bello che questi gesti piccoli possano migliorare la qualita&#8217; delle tue giornate..</p>
<p>E se cacciassimo Marta e ci prendessimo lui in casa?! il mio umore ne guadagnerebbe&#8230;</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/23/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=23&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Rondini</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 06:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>

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		<description><![CDATA[A Nairobi ci sono le rondini.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=22&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>A Nairobi ci sono le rondini.</em></strong></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/22/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=22&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Continua a Capitare</title>
		<link>http://sueinthecastle.wordpress.com/2007/11/12/continua-a-capitare/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 06:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>
		<category><![CDATA[camminare]]></category>
		<category><![CDATA[Capire]]></category>
		<category><![CDATA[Capitare]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita che le impalcature utilizzate nell’edilizia siano una struttura di lunghi bastoni sottili intrecciati tra loro con corde. Capita di partecipare alla Nairobi Marathon 2007 con il numero 9746. Succede che ci si sveglia alle 5,30 e poi taxi, appuntamento con gli altri alle 6.15 e poi alle 7 pronti al traguardo. Capita di pensare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=21&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita che le impalcature utilizzate nell’edilizia siano una struttura di lunghi bastoni sottili intrecciati tra loro con corde. Capita di partecipare alla Nairobi Marathon 2007 con il numero 9746. Succede che ci si sveglia alle 5,30 e poi taxi, appuntamento con gli altri alle 6.15 e poi alle 7 pronti al traguardo. Capita di pensare che solo per questo meritavo la vittoria. E poi correre per dieci chilometri. Cioè di camminare velocemente per i primi cinque e di correre per i restanti. Capita che dopo sette minuti, i maratoneti, quelli veri, erano già di ritorno verso l’arrivo (Azz!!), ma tu non te ne preoccupi perché ti stai divertendo molto e sei anche fiera di te perché dopo aver corso per cinque chilometri non sei nemmeno stanca, e pensi che potevi chiedere molto di più al tuo fisico sottovalutato(!). Poi, invece, impari che era stato tagliato di tre chilometri il tragitto e incombe la delusione!! Ci si consola all’idea di aver corso per i bimbi ciechi..<br />
Capita che in paese di neri si crei una strana solidarietà tra bianchi. Capita di trovarmi sola, in un matato. Capita che il matato sia bloccato in una strada visibilmente a senso unico dove metà delle auto siano girate in un senso di marcia e l’altra metà nell’altro. Ai lati auto parcheggiate che rendono complicata ogni manovra. Momenti concitati all’africana in cui a stento comprendi cosa capita e scoppi a ridere. Perché veramente c’era da ridere. Tutti però ti guardano tra il serio e il basito, forse perché non lo trovavano divertente. Quell’espressione di quando mi spavento per una manovra assurda del driver di matato mentre rischia di uccidere un pedone e tutti si voltano verso di me guardandomi stranamente, o sorridente come se fosse la cosa più normale del mondo uccidere qualcuno per strada.<br />
E poi capita di trovarsi a 4200 metri, dentro un rifugio senza riscaldamento e di morire di freddo, di vedersi la cena servita alle sei, di andare a dormire alle sette per tentare di evitare il congelamento. Peggio ancora capita di bere acqua calda – ACQUA CALDA- sempre per scongiurare i rischio dell’assideramento, all’africana. Gli africani devono acqua calda, o meglio, almeno i kenioti – evitiamo di cadere in facili e odiose generalizzazione. Mi sono sentita ancora un po’ più africana. Indossavo talmente tanti vestiti da non poter piegare le braccia. Ma il freddo non mollava ed era la seconda notte praticamente passata senza dormire, ed ero stanca, avrei voluto riposare un po’ prima che suonasse la sveglia, programmata per le due del mattino per intraprendere la faticata fino al Point Lenana, e invece, no. Niente riposo, perché la stanza era popolata da un’ allegra e numerosa famiglia di topi. Ma non topini, come il protagonista di Topo Tip (uno dei libri preferiti della piccola Gioia), ma grossi topi..neri. Ora, va bene tutto. Va bene che il posto sia spartano e ciozzo, va bene essere costretti a lavarsi con le salviette perché non c’e’ altro modo, va bene tutto..ma i topi, No! Non ho chiuso occhio per il terrore che mi salissero sul letto. E poi correvano e squittivano rumorosamente. Blèèèè….massimo rispetto per tutti gli animali, io non ne mangio nessuno, ma per l’amor del cielo.. i topi!! e così a 4895 mt senza nemmeno aver dormito e l’israeliano che al mattino mi dice:”ma erano solo topi!” a va bè, se lo dici tu…<br />
Poi il ragazzo israeliano, in verità era molto gentile, e così mi sono interrogata a lungo sulla correttezza delle mie chiacchierate con lui, con il rischio di mancare di rispetto al popolo palestinese al quale sono molto vicina (!). Mi ha anche portato lo zaino e al ritorno mi ha fatto i complimenti dicendomi che sono un’ottima scalatrice. Urca! E poi capita di trovarsi nel tratto più duro, quasi di pura scalata, con l’inglese che con lo sguardo a metà tra il preoccupato e il sorpreso, mi continuava a chiedere:”are you fine?”.. e si che sono fine, sono arrivata anche prima di te!! E al ritorno il nostro cuoco che ci accoglie con dell’ottimo pane fritto e frittelle di banane, rigorosamente fritte. Hurray!!! Digiunato, naturalmente.</p>
<p>E poi molto meno romanticamente capita di trovarsi finalmente in un locale di soli neri e di vedere scagliare contro ad una ragazza una bottiglia di vetro e di vederla picchiare energicamente. Capita che gli ospiti del locale continuino a ripeterti, per tranquillizzarti, che va tutto bene, e che è normale. Come è normale vedere linciare un ragazzino, in una strada buia. Normale… normalmente non si può intervenire.</p>
<p>Qui impari a capire molto bene quali siano le dinamiche che intercorrono tra gli immigrati delle nostre città. Neri coi neri. Asiatici con gli asiatici. E a Nairobi, bianchi coi bianchi. Feste a casa di “colleghi” bianchi, dove nella migliore dell’ipotesi partecipano anche bianchi funzionari UN. Secondo me qua ci si sente un po’ soli. E tutti a ripeterti che sei nel posto giusto se vuoi fare carriera, perché Nairobi è il baricentro della cooperazione di questa parte africa. Tutti a ripetermi che lavorare con lei è una grande fortuna, che devo saper approfittare di questa grande occasione, che devo bussare alle porte. E poi torni a casa con una bag piena zeppa di buoni consigli. Tutti amano dispensare buoni consigli. Probabilmente perché ognuno desidera sentirsi utile ed è intimamente convinto che le sue esperienze, in qualche modo, valgano più dell’esperienza di qualcun altro. Ma io sono tornata a casa più confusa che sicura, più dubbiosa che certa. Cosa vorrà poi dire bussare alle porte? Cosa vorrà poi dire “sapersi giocare la propria occasione?” esiste veramente la grande occasione che si corre il rischio di non saper riconoscere? Esiste? Veramente le sorti del proprio futuro si giocano alla velocità di un soffio di vento? E’ veramente così? E io.. me la sto giocando la mia occasione? Le mille parole spese a capire che fare, significa provarci? E poi e soprattutto, voglio veramente ritrovarmi a quarantatrè anni, sola, in un paese a caso, mentre organizzo grigliate con persone che tra tre mesi saranno da qualche altra parte, con qualche altro sconosciuto o appena conosciuto? Veramente? Forse a consolarmi la consapevolezza che la realtà è più complicata di così. Che non saranno qualche applications o cv spedito nella foga dell’incertezza a determinare il mio futuro.</p>
<p>Così capita di trovarsi a Nairobi, e di avere i portatori per salire sul Monte Kenya, e il driver per girovagare da un meeting all’altro. Mi fa strano e mi dispiace anche, in verità, ma qui è così.. e non si prescinde da questo.  Peccato. Succede però che sono oramai diventata la miglior amica di tutti i locali che lavorano in ambasciata. Cinque locali, che fanno lavoretti dal tutto-fare, alle pulizie al driver.<br />
Capita anche di sentirsi una famiglia. E come nelle migliori famiglie, talvolta, di non sopportare le persone che formano la tua famiglia.</p>
<p>E ancora, un’immagine. Stavamo tornando da Ngong con il bravo Renzo, in una strada rossa, dal panorama incantato, quando un masai, un vero masai, ci fa segno di fermarci. Ci chiedeva un passaggio per la town. Decidiamo di darglielo. Io sostenitrice di questa ipotesi. Prima di salire e di caricare il suo sacco di legna che andava al mercato a vendere, è corso nella boscaglia per nascondere il suo lungo coltello, qualcosa simile ad un piccolo macete. Non parlava inglese. Le mani erano ruvide e grandi. I lobi delle orecchie allargati, come secondo la tradizione masai. E il suo sorriso era splendente. Abbiamo comunicato solo a gesti e a sguardi. Un bellissimo modo di comunicare. E allora capisci che talvolta la parola è sopravvalutata, perché credo che sia riuscito a trasmettermi più quel uomo senza parlare che mille parole. La sensazione era che senza un linguaggio condiviso ci sia la voglia di capirsi di più e più profondamente. Prima di scendere a destinazione una forte e decisa stretta di mano. Una delle strette di mani più emozionanti che io ricordi.</p>
<p>Molti sguardi fugaci, parole quasi sussurrate, strette di mani timide, quasi d’imbarazzo.</p>
<p>E cammini per strada, e vedi due bimbi che camminano sul marciapiede, alti quanto la Gioia, o forse poco più. Camminano davanti ai negozietti dei loro genitori, e si tengono per mano. Camminano passi lenti e coraggiosi. Camminano come camminerebbe un adulto. Camminano da grandi, perché qui si diventa grandi presto, prestissimo, e si tengono premurosamente e dolcemente la mano.<br />
E io li osservo, li noto, imparo da loro e da loro capisco cosa vuol dire essere grandi.</p>
<p>E poi capita di mettere in discussione profondamente le ragioni del mio essere qui, e le ragioni di tutto ciò che fino ad ora mi ha portato con determinazione fino a questo punto. Perché, sai, le fatiche ti costringono a ripensarti e a ritrovarti più forte e decisa o rassegnataria. E così, io, ci ho pensato e ripensato. Ho riflettuto su tutte le volte che mi sono sentita sola, a tutte quelle volte che avrei avuto bisogno di un abbraccio e di uno sguardo complice, a tutte quelle volte che avrei voluto sentirmi capita e compresa, fino in fondo. A tutte quelle volte che ho ripetuto a me stessa che forse certe cose ha senso farle con le persone con cui si decide di voler condividere la strada. Ho riflettuto molto sul mio bisogno di indipendenza che stride con il mio bisogno di sentirmi capita. Ci ho pensato molto.. fino a ritrovare la consapevolezza che non bisogna farsi vincere dalle fatiche. E così ritornerei in kenya, in questo modo, altre mille volte. Ho sentito fino al punto di sentirmi a casa. Ho sentito che questa città, che attualmente gentilmente mi ospita, questa città strana e contraddittoria, pericolosa e accogliente, è la mia città. Queste strade cullano i miei pensieri, e alimentano i miei sogni. Questa città mi ha aiutato a sentire ancora più vicine le persone lontane. Questa città mi ha aiutato a guardarmi vivere (Cit.).</p>
<p>Sono tornata ancora in baraccopoli. Questa volta per incontrare un ONG locale che fa progetti di micro credito. E per sbaglio ci siamo, Giulio ed io, infilati in una scuola. Rumorosa come tutte le scuole. Affollata e allegra come tutte le scuole. E come in tutte le scuole il verificarsi di dinamiche simili a quelle di qualsiasi altra scuola. Amicizie complici, gelosie, risate, partite a pallone, scambio di libri, abbracci… e più cammino per le strade sabbiose e mal odoranti delle baraccopoli della periferia di Nairobi e più mi sento vicina e questo mondo. E più mi indigno – quel famoso diritti di<br />
indignarsi, che ad un certo punto della vita ognuno deve fare proprio, quel sano e saggio principio di indignazione che al momento opportuno è necessario rivendicare- quando leggo le righe di Alberizzi sul Corriere della Sera che parla di korogocho e dice:” intorno alla discarica trent’anni fa è sorto Korogocho, forse il più grande dei duecento slum-vergogna di Nairobi, dove i derelitti, i disperati, i pezzenti e i miserabili, insomma quella parte del mondo senza speranza, cercano di sopravvivere”. E alcuni di quelli che lui chiama derelitti, li ho incontrati, con alcuni ho parlato, ho tenuto in braccio i figli di quei pezzenti e ho giocato con loro.. e mi indigno, mi indigno per quel modo distante di guardare il vero punto dal quale si gioca la partita, mi indigno per questo modo freddo e frettoloso di giudicare. Mi indigno per questo bisogno di etichettare. Mi indigno e me ne vergogno. Mi indigno e mi scuso per lui.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/21/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=21&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>M.Fermine</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 06:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>

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		<description><![CDATA[[...] &#8220;Scrivere e&#8217; avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un&#8217;opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere e&#8217; avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non e&#8217; elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=20&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em>[...] &#8220;Scrivere e&#8217; avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un&#8217;opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere e&#8217; avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non e&#8217; elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non e&#8217; neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l&#8217;ostacolo di un punto. No, il difficile, per la poesia, e&#8217; rimanere costantemente su quel filo che e&#8217; la scrittura, vivere ogni ora della vita all&#8217;altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell&#8217;immaginazione. In verita&#8217;, il difficile e&#8217; diventare funambolo della parola.&#8221;</em></p>
<p align="center">M. Fermine</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/20/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=20&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Immagina</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 06:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zaitsev</dc:creator>
				<category><![CDATA[Around Nairobi]]></category>
		<category><![CDATA[camminare]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Kenya]]></category>
		<category><![CDATA[point lenana]]></category>

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		<description><![CDATA[Immagina. Immagina di trovarti a camminare alle tre del mattino sotto un cielo stellato di stelle sconosciute, con la luna che illumina la neve permettendoti di camminare senza torcia. Immagina di trovarti quasi a cinquemila metri. Immagina di fare un passo dopo l‘altro, lentamente. Immagina tutto quel camminare per tre giorni. Immagina di vedere l’ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=18&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immagina. Immagina di trovarti a camminare alle tre del mattino sotto un cielo stellato di stelle sconosciute, con la luna che illumina la neve permettendoti di camminare senza torcia. Immagina di trovarti quasi a cinquemila metri. Immagina di fare un passo dopo l‘altro, lentamente. Immagina tutto quel camminare per tre giorni. Immagina di vedere l’ alba che sorge da un mare di nuvole, sotto di te. Il cielo che cambia infinite sfumature di rosso. L’aria fredda e limpida. E tu che a trecentosessanta gradi puoi vedere quei picchi che si affacciano davanti a te, la neve, i ghiacciai, infinite vallate. Rocce.</p>
<p>Sono convinta d’aver raggiunto la meta tanto ambita del Monte Kenya in gran parte per la mia forza di volontà. Cioè, ho continuato a parlare con me stessa per tutto il tempo, ho continuato a ripetermi di non mollare, che era possibile. E poi ti guardi attorno e pensi. Pensi che sei in Africa, in Kenya e ti ritrovi ad attraversare paesaggi più lunari che terresti, ti trovi ad ammirare montagne bianche di neve. Ti trovi a gioire per un arcobaleno intenso che sbuca dalla gola di una montagna. Ti ritrovi ad intravvedere tra le nuvole la cima, scopo di tutto quel pellegrinare. Perché il Kenya è anche questo. Non sono solo bimbi che camminano scalzi e giraffe che ti attraversano la strada. Non è solo manghi e ananas profumati. Non è solo terra rossa. Non è solo una vita strana vissuta gran parte per la strada, nella strada. Ma anche fiumi che scorrono tra le valli. E’ anche silenzio e vento. E’ anche camminare prima sulle nuvole e poi dentro. Sono anche fiori mai visti prima. Ed erba alta. E animaletti senza coda. E’ anche camminare e prendersi il tempo per vedersi vivere. E’ anche lasciare la mente libera di muoversi e di spaziare e di ritrovarsi.</p>
<p align="center"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2258/1898919044_58c0f00497.jpg?v=0" height="262" width="468" /></p>
<p>Nota di Colore: Arrivati al Point Lenana, 4895 mt, la scena e&#8217; a metà tra il sacro e il profano: io entusiasta per esserci arrivata, io orgogliosa del mio corpicino coraggioso, felice per non aver avuto i comuni problemi legati all’altitudine, io soddisfatta per non aver mollato per la tanta fatica, io felice di poter godere di quel panorama incantato, meraviglioso e indescrivibile. Mentre io continuavo a ripetere “I’m very happy”, l’israeliano e la guida inginocchiati apregare. Azz! Ma c’entra Dio anche mentre il sole sorge a cinquemila metri?</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sueinthecastle.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sueinthecastle.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sueinthecastle.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sueinthecastle.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sueinthecastle.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sueinthecastle.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sueinthecastle.wordpress.com/18/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sueinthecastle.wordpress.com/18/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sueinthecastle.wordpress.com&amp;blog=1913720&amp;post=18&amp;subd=sueinthecastle&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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