A Wamba tutto scorre lento…a parte Suor Carletta, che nonostante le vacanze scolastiche non si ferma un istante, e saltella indaffarata da una parte all’altra con la sua biciclettina e la sua positività intrinseca. L’aria profuma di fiori di arancio, terra bagnata e di un fortissimo odoro di latte appena munto. A Wamba si sente quando la pioggia sta arrivando. Si percepisce distintamente il rumore dell’acqua che si avvicina veloce dalle montagne attorno, ricoperte di nuvole.
A Wamba le giornate sono scandite da riti.
Il rito del latte, che segna l’inizio della giornata e la fine. Il Signore delle mucche porta i secchi, il latte viene filtrato, fatto bollire, messo in recipienti e fatto raffreddare. Al mattino una signora dell’ospedale viene a prendere quello in eccesso per i malati e il restante viene conservato nei sacchetti e fatto surgelare per i tempi di magra. Io contribuisco travasando il latte, lavando imbuti, colini, contenitori, e portando il latte nel congelatore della cucina della scuola. Volevo tanto anche imparare a mungere, ma non piaccio alla mucca.
Si pranza alle 12.30 e si cena alle 19.15. Apparecchiamo la tavola sempre nello stesso attento modo, in un susseguirsi di gesti quotidiani, sempre identici e rassicuranti. Dopo aver preparato il latte del pomeriggio, si mette a bollire il brodo per la minestrina serale di Carletta e l’acqua per poi preparare il chai per la guardia notturna, che alle sette e trenta arriva, prende chiavi, fucile e una teiera piena e bollente della tradizionale bevanda.
Io potrei morire solo all’idea di bermi da sola tutto quel chai.
Verso le cinque del pomeriggio apriamo i cani, e in loro compagnia si fa il giro a chiudere le varie porte e lucchetti in giro per la scuola, mentre incomincia il pellegrinaggio dei lavoratori che restituiscono le chiavi del locale dove avevano lavorato. Carletta prega e poi ceniamo. Con calma, chiacchierando e ridendo. E’ molto amorevole e attenta.
Dopo cena laviamo i piatti e apparecchiamo la tavola per la colazione della mattina dopo. Andiamo dai cani, ai quali diamo una manciata di crocchette e qualche coccola, mentre nel frattempo si prepara il secchio per mettere a bagno gli strofinacci della cucina che la mattina dopo la ragazza delle pulizie laverà, e poi incomincia il rito della porta: un pellegrinare per casa con chiavi, lucchetti e serrature che vengono attentamente chiuse. C’è una chiave per qualsiasi cosa. Porte chiuse e luci accese. Un susseguirsi di riti identici. Carletta al mattino cucina per il pranzo e spesso anche per la sera per ottimizzare l’utilizzo del gas, qui si presta scrupolosa attenzione onde evitare sprechi. Quel che si può si recupera, e ci si ingegna per non far mancare mai nulla. Suor Carletta è una bravissima cuoca, e una ottima educatrice per le sue ragazze. Anche un’ottima padrona di casa. Una persona attenta e sorridente.. mi ha fatto sentire a casa. Mi sono sentita molto più a casa qui durante questa settimana, che durante questi tre mesi nel mio appartamento a Nairobi.
Inserito da: Zaitsev | Dicembre 14, 2007
A Wamba
Pubblicato in Around Nairobi | Tag: Carletta, riti



Con questi racconti e le foto (davvero magnifiche… soprattutto quella dei bimbi fotografati dal basso!) ho ancora più voglia di rivederti e godere di un riflesso di questa tua esperienza!
A presto!
Pietro
Ps. Qui nevica….
Da: pietro su Dicembre 15, 2007
alle 6:35 am