Inserito da: Zaitsev | Novembre 26, 2007

Lamu

E’ l’Africa continua a mostrarci i suoi innumerevoli volti…

L’aeroporto di Lamu non è altro che una pista di atterraggio piena di buchi, una capanna con il tetto in paglia come sala di attesa, una grossa bilancia di metallo rossa, simile a quella usata da noi in campagna e un duty free dove un omino, e alcuni gattini, creano collanine di conchiglie di dubbio gusto. Lamu è un arcipelago di piccole isole. Si saltella da una all’altra a dorso di asini, talvolta a piedi, ma soprattutto trainati dal vento sui tradizionali Dhow. Non ci sono macchine.
Pochi passi oltre l’aeroporto ad aspettarti non vi è, come in tutti gli aeroporti del mondo, una nuvola rumorosa di tassisti, bensì uno stormo di tranquilli barcaioli. Uno di questi ci ha portato verso Shela, l’isola che avevamo scelto per i nostri cinque giorni di pace, e la barchetta ci ha accompagnato con calma, trainata dal suo motore stanco, con l’aria tra i capelli, il caldo e l’umido sulla pelle e gli occhi stupiti dalla vista della città, con le casette alte, il mare, le persone, i pescatori. E una vita che prosegue anche se tu non hai la fortuna d’ incrociare e, se sei fortunata, di capire, almeno un poco.

I sentierini polverosi, la cordialità tipica delle realtà piccole e forse ancora di più delle realtà islamiche (Lamu è in prevalenza islamica), l’arietta piacevole tra le viuzze – beata architettura araba!- il profumo di cucina che si disperde tra i vicoli portatati in giro dal vento, le melodie di una qualche canzone anch’essa dai tratti arabi che ti raggiunge mentre cammini e ti fa compagnia. E poi arrivi al mare, dove le barche sono ormeggiate, e cammini verso una immensa spiaggia bianca, spaziosa, calma, silenziosa, pacifica. Una spiaggia bianca dove camminare, dove respirare, dove lasciar andare i pensieri, dove osservare, dove ascoltare solo il rumore del mare e delle onde, dove nuotare in un’acqua calda e trasparente, dove vedere il sole che tramonta e ti incanta. Dove rimanere stesi, immobili, per un’intera giornata ed essere disturbati solamente dalla vista di qualche pacchianeria firmata Italy, e magari da qualcuno che passeggia, magari se sei fortunato vedi anche un masai che cammina in contro al sole che tramonta o qualche donna velata che passeggia dove il mare ha lasciato il segno sulla sabbia.
E io li ci sarei rimasta proprio per moltissimo altro tempo.
Molto la sensazione di sentirsi calmi, calmi dentro. La libertà di poter camminare anche mentre il sole tramonta e addirittura anche quando il sole se n’è già andato, anche da soli, perché non ci sono pericoli, e vi assicuro che una sensazione impagabile dopo aver vissuto due mesi con un filo di paura costante, dopo aver vissuto due mesi con l’orologio in tasca per non correre il rischio
di trovarsi per strada dopo le sei, dopo aver vissuto con un senso di insicurezza per numerosi giorni. E, invece, mentre cammini per Shela ci sei solo tu e quello che vedi che ti riempie la testa. Forse anche il pensiero di qualcuno, qualcuno che ami, che ti attraversa, ti attraversa dentro. Nient’altro che un’avvolgente percezione di serenità, pace e un profondo momento con se stessi.

Walking

Se poi, ci si vuole un po’ infastidire, giusto il modo da turisti in cui si è trattati. Quell’essere fermati e quella continua proposta di escursioni che fanno tutti. E ad essere proprio sinceri, mi viene da dire che fanno bene, in fondo, c’è chi ci vive, anche se io forse, ancora più sinceramente resto un po’ dispiaciuta, perché ho sempre quella presunzione che mi accompagna che mi fa credere di non essere una turista, che mi fa sentire forte del mio modo intenso e attento di guardare. Che mi fa essere convinta di saper camminare anche sulla punta dei piedi. Immancabile il ripetersi di quelle sei parole di italiano che sanno tutti.

Tornati a Nairobi, il contrasto è di certo notevole. Sto passando giorni di fastidio per tutto il rumore, la confusione, la capacità incondizionata di saper rendere tutto complicato, tipico di questa città. Questa città che a me, personalmente, ha sempre abbastanza cullato, in questi giorni mi sta proprio stretta. Forse anche Sorrivoli, dopo essere stati a Lamu, diventa ancora un po’ più strettina. Forse, come Giulio mi ha fatto notare, qualsiasi posto al mondo, risulta strettino dopo essere passiti per Lamu. Perché a Lamu c’era veramente lo spazio per sentirsi liberi.


Risposte

  1. però scrivi bene eh..
    si capisce cosa vuoi dire :)

  2. qualcuno che ami…?

  3. Belle le foto e il blog, se non ho capito male vivi in Africa giusto? Comunque se di viaggio si tratta credo sia un gran bel viaggio, se vivi in Africa bhe, allora un po’ ti invidio :)


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