Napenda kuishi. Mi piace vivere. Il nome del progetto che raccoglie ragazzi di strada, ragazzi tossicodipendenti e ragazzi a rischio della periferia di Nairobi. E’ un progetto legato alla realtà di Korogocho. La Nependa kuishi house si trova a Ngong, colline a mezz’ora da Nairobi. Ngong significa letteralmente “gnocche delle mani”, che ricordano esattamente queste colline. Una di seguito all’altra. Panorama incantato. Questo pezzo di kenya è particolarmente verde..è rigoglioso. La magia di questi posti è che basta veramente allontanarsi di poco dalla rumorosa capitale che il panorama cambia al punto di confondersi e di non sentirsi più a Nairobi, tra i suoi rumori, tra i suoi contrasti.. ma di trovarsi esattamente immersi in un africa che cambia volto e fisionomia, che diventa fatta di piccole cose, di piccoli gesti, di piccoli modi di vivere..modi semplici di trovarsi a fare i conti con un mondo che cambia e una vita faticosa da vivere. Una gratificante vita, direi io.. ma in verità non lo so..
Terra rossa e vegetazione verde smeraldo. E in cima alla collina la struttura per i ragazzi. Piccole casette di legno e lamiera colorata, circondate da tante aiuole. Quando siamo arrivati giocavano a calcio. Subito il magone in gola, perchè quelli non erano ragazzi. Quelli erano bambini. Quindici bambini dagli undici ai quattordici anni che giocavano a pallone. E allora la testa ti parte e non ci capisci poi molto. Così mi sono seduta al bordo di quel campo senza confini definiti e ho osservato. Li ho osservati, per trovarci poi un senso in tutta questa cosa..
Se ai bimbi italiani bisogna ripetere all’infinito che l’importante è partecipare, questo non vale per i bambini africani. I bambini africani giocano per giocare e basta. Non so nemmeno se tengono il conteggio dei goal che passano tra i due legni fissati nel terreno, lì per determinare la porta. Ma giocano e sono allegri e quasi non sembra che siano li perché la vita si è fatta per loro troppo difficile troppo presto.
Erano sorpresi dal mio tifo confuso per entrambe le squadre. Chissà perché siamo convinti che per giocare a calcio servano divise e scarpini, a me è sembrato che venisse benissimo anche con una ciabatta in un piede e una scarpa nell’altro. Chissà perché poi crediamo che servano tante regole per divertirsi..loro non ne rispettavano nessuna e sembrava comunque si divertissero.. nessuno che brontolava per andare a recuperare la palle che correva velocce giù, nel campo di cavoli o a disturbare il brucare delle pecore, nessuno che si lamentava per un fallo o un entrata disordinata. Giocare, era la regola.. e poi li guardi e vedi quanto sono bambini e fatichi ad accettare quale sia il meccanismo che li toglie alla loro infanzia troppo presto, ad una infanzia che forse dura giusto il temo in cui sono sulla schiena della loro mamma. Però sono bambini.. bambini che sniffano colla e che dopo la partita al pallone corrono a guardare i cartoni. Quelli sono bambini.
Bambini a cui piace vivere..?
E tra quei bambini, ce n’era uno che si chiama Bruno. Così ho pensato che c’è proprio un Bruno in ogni posto…



è un pò come guardare ma coi tuoi occhi.grazie
Da: les su Novembre 3, 2007
alle 1:45 pm