E’ oramai tempo di fare le valigie, di ritornare a casa e cercare di riprendere la propria strada nel punto in cui la si era lasciata.
L’impressione è quella di risalire su un treno che non si è mai fermato. Ripiombare su un treno in corsa con un bagaglio un po’, forse molto, molto più pesante, senza nemmeno essere sicura che quel treno, quello scorrere veloce e inesorabile, quello scorrere senza tempo, possa comprendere la pesantezza di quell’ingombrante bagaglio, e quindi rispettarlo, o meglio, saperlo cogliere.
Torno a casa dopo tre mesi, poca cosa in verità, ma tre mesi di pensieri, sentimenti e sogni. Tre mesi in cui silenziosamente ho guardato, cercato di capire, senza giudicare. Tre mesi in cui ho tentato di sentirmi parte di questo modo di vivere. Una vita sulla strada, per la strada. Ed è forse questo il vero vivere, quella sensazione di movimento, quel mettere un piede dopo l’altro, proseguendo, camminando. E l’Africa cammina. Il Kenya, cammina.. ogni sera e ogni mattina tantissime persone riversate per la strada. Lattanti che rotolano tra i piselli sgranati o tra i manghi sulle bancarelle delle loro mamme, per terra, in strada. Volti che arrivano dalle campagne circostanti per raggiungere la strada. Camminando, muovendosi. E tutto questo camminare, mi insegna e mi da fiducia.
E durante il mio camminare di questi mesi, ho guardato e forse imparato. Mi sono rifugiata dentro colori ancora da scoprire. Ho camminato, e torno a casa forte di una consapevolezza: durante il mio muovermi tra la savana verdeggiante di Wamba, tra le capanne Samburo, Turkana e le case tipiche fatte di sterco e terra circondate da un recinto di bastoni piantati nel terreno, guardando i muran ballare, camminando per Korogocho, Kibera, Dandora, in giro per la manyatta di Nyahururu ho percepito con esattezza, la dignità. La dignità di questo vivere. Non la povertà. Siamo noi a renderli prima di tutto poveri. Siamo noi, veramente, siamo noi che in qualche modo tentiamo di privarli della loro dignità etichettandoli solo come poveri. Una povertà indiscutibile, ma non disperata. Siamo più poveri noi, più disperati noi, più desolati noi, pur non mancandoci nulla. Siamo noi i poveri. E di questo sono profondamente certa. La povertà supera anche la mancanza materiale, tal volta. Dignità. Torno a casa, avendo precisamente imparato cosa vuol dire dignità.
E tornando a casa mi mancherà molto questo bel sole. Mi mancherà salutare dicendo “hello!” per sentirmi rispondere “fine, thanks” (mmmm..).
Mi mancherà il saluto cordiale, sorridente e rispettoso di Margaret e Jamal. Mi mancherà anche mettere piede in Latema Road e non essere più riconosciuta, salutata calorosamente e accompagnata sul matato per Kile. Mi mancherà anche la signora scortese e un pochino tristolina del banchetto della frutta e della verdura dove ogni giorno facevamo la spesa. Mi mancheranno i cereali del coniglio e il pane del banchetto dal sacchetto blu. Mi mancherà la confusione del matato dentro cui perdere i pensieri quotidiani, mi mancherà aver qualcosa da guardare, camminando. Mi mancherà questo modo confusionario e disordinato di vivere. Mi mancherà.. anche perdermi nella bellezza verdeggiante e deserta, tal volta, di questo paese. Mi mancherà questa città perché poi l’ho sentita casa. Mi mancheranno quei posti ai quali i primi giorni ci si aggrappava per capire dove ci si trovava, ma poi con il trascorrere del tempo vederli diventare familiari e vederli cambiare d’aspetto, fino a trovarli luoghi rassicuranti.
A non mancarmi probabilmente i rapporti sottili e finti creati dentro casa. A rapporti umani la partita si conclude con un 2-2. Due belle scoperte sono stati Matteo e Giulio. Il primo ripartito prematuramente, ma che ho scoperto amico, molto più di quanto non fosse accaduto nei due anni di specialistica, tra una lezione e un caffè. E poi Giulio, per fortuna che c’era lui.. il mio vero compagno di viaggio. La mia spalla e anche un po’ i miei occhi e le mie orecchie. Il mio vero compagno di avventure. Un perfetto compagno di giochi.
Mentre le altre due mi sono costate più fatiche che gioie. Quei rapporti e persone che a casa ignoreresti a piedi pari, ma che quando ci convivi per tre mesi, in qualche modo bisogna imparare a farci i conti, ma soprattutto bisogna insegnare a se stessi un modo, una chiave interpretativa per conviverci senza farsi venire un’ulcera. E io sinceramente non ci sono molto riuscita.
E tornata da Wamba, ritrovata a Nairobi, che non è sempre esattamente premurosa, a dover passare gli ultimi cinque giorni con loro, e farsele bastare. E’ stato molto faticoso. Avrei avuto piuttosto bisogno di qualcuno con cui confrontarmi, e invece mi sono dovuta bastare e accontentarmi di vedere lo scorrere lento del tempo, e rivivermi tristemente e da sola i pensieri pre-ritorno, vedendo talvolta, tutto grigio, per giunta, tra l’altro. Gli ultimi giorni senza poi molto da fare, aspettando di tornare. Per fortuna che Korogocho c’è sempre ed è un perfetto luogo dove prendersi cura di sé….
Gli ultimi giorni di un qualcosa che si è rivelato molto di più di quanto mi aspettassi.
La realtà supera sempre l’immaginazione.
E tutte le paure e le ansie che mi hanno accompagnato in Italia nei giorni prima della partenza si sono presto dissolte, lasciandomi vivere serenamente e intensamente, tutto, anche le mie fatiche.
Ho la sensazione di aver vissuto nel modo migliore possibile, poi forse meglio si può sempre fare, però torno a casa consapevole di non essermi mai risparmiata. E questo è già qualcosa..
Torno a casa con gli occhi più pieni di quando sono partita, e anche con il cuore più grande. Forse è questa la vera novità.
Torno a casa più pesante, e forse anche più leggera.. però torno a casa. Felice e triste.
Saluto, concludo qui i miei racconti.. con l’immagine di me che si dirige verso l’aeroporto, strada diventata casualmente molto familiare, con la testa piena di pensieri in movimento. Chissà se saprò raccoglierli tutti, e chissà quanto riuscirò veramente a farli miei, senza perderli. Chissà quanto sarò coraggiosa per rincorrere i miei sentimenti e i miei sogni.
Saluto, saluto questo paese con un profondo senso di gratitudine. E la forte sensazione che prima o poi.. ci tornerò, per finire di vedere quel che ho iniziato ora, per finire di capire ciò che ho intravisto ora…
Da mercoledì 19 mi ritrovate nella casetta dalle finestre verdi, in quel di Sorrivoli.




